Arabika

luglio 9, 2008

Non c’è salvezza
oltre
questa superficie.
Il v(n)ostro Dio
porta l’effige
dei Kalašnikov,
e i miei fori
non fioriranno
a nuova Primavera.
Restituisco
l’energia
a quel mondo
che in me credette,
illuso

(…told’em nobody’s right…)

merda
al vostro mortifero teatro
che mi vide carnefice
e stolta vittima.
Nessun sangue è innocente,
ed il mio ora
concima quest’araba terra.

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Democratica

aprile 14, 2008

Meraviglie dal selciato,
strade sterrate d’anime vecchie,
lame serrate su povere vittime
ed io,
che sfrego i denti sul cemento,
sanguino e rido forte,
fragoroso d’un sol colpo
e poi silente, per molti attimi.

Promesse di grigi inverni
ad attender i miei figli già morti,
e rancorosi sorrisi di chi,
in cuor proprio,
m’incolpa di cose mai compiute:
condanna il mio occhio
a sgorgar spontaneo
ricreandosi in lacrime solitarie.

In fin dei conti
cos’altro è
se non Democrazia?

Under them (??)

aprile 13, 2008

La TV grugnisce un qualche cosa d’indefinito, gorgheggia di democrazia e ribolle di coscienza ed utilità.
Loro sanno cose che noi non sappiamo, ma quest’oggi v’accompagno in un viaggio che non vuole spiegazioni, solo un seguito, un manipolo d’audaci antieroi a scrutare il fatto che pongo all’attenzione.
Speranze e rutti soffocati di spietata ipocrisia s’accavallano tra le quattro mura fuor delle quali v’è scritto “Seggio elettorale”, un viavai di poveri zombie, tra cui si mischiano figuri che ad alcuni sembreranno loschi, a me illuminati. C’è un lieve fremito nell’aria, e questi “loschi” han saputo coglierlo in pieno, non starò a dirvi qui come e perché.
L’Antefatto
Due eroi allo scontro, in tv, le loro facce evidentemente vincenti (entrambi?) ed accattivanti. Il phard fa miracoli anche sui morti viventi, oggigiorno. Mesi e mesi di promesse d’arlecchini, provocazioni da coccodrilli ed amari insulti di chi sa di volersi un po’ bene, in fondo in fondo. A contorno di costoro, le comparse famose, una miriade di personcine messe lì a far numero, a secolarizzare e perpetrare, a far baccano.
E’ in fin dei conti la tv a vincere. Sono i poteri, già prima del voto, sono i tre poteri principi, la mafia, la chiesa (quella di “persone”, non quella di “mattoni”), l’Auditel, quelli che vincono. Ma non diamo giudizi di parte, anche se di parte è tutto in questo paese, in queste quattro mura.
Il Fatto
Pongo l’attenzione sui due “eroi”, a trasalire fintamente ai flash dei giornalisti, a sorridere ai bambini e a costringere i raggi del sole a riflettere i loro occhi. Sono loro gli dei, per un giorno. Sono l’essenza dell’umanità, la perspicacia delle nazioni, sono i tribuni della Storia, i consoli delle popolazioni tutte del mondo; sono Essi, sono Loro, sono i Valar, gli Immortali e gli Innominabili (ma barrabili, su un simboletto nella scheda, quello sì), sono i mari e i monti, e tutto ciò che ne viene. Cazzo, sono Tutto ciò che occhio e mente posson contemplare. Fanculo!
Se ne entrano in due stanze delle quattro mura, anonime, distanti eppur identiche, grigie e piene di volti senza pupille, di polmoni senza respiri. Milano – Roma sola andata. Un probabile pareggio, calcistico o meno, che importa?
Seguiamo l’Appiccicaticcio, il Dio della parte di coloro-che-un-dì-vestivan-rosso, e contemporaneamente il Corto, lo Zeus di coloro-che-volean-dell-Italia-un-azienda. Seguiamoli, tronfi e pieni di sicurezza, spiamoli nelle loro riservate cabine elettorali, seguiamoli nella scelta, e facciamo un che d’illegale: raccontiamo.
In cabine
L’Appiccicaticcio svolge lentamente ed accuratamente le carte adibite al democratico segno, rilascia con cura un peto silente, ché nessuno senta ch’egli vive d’aria, come ogni umano. Il Corto è già montato sullo sgabello che l’aiuti a raggiunger lo scrittoio votato alla Libertà, e si lecca avidamente la punta della cravatta, non arrivando minimamente a leccarsi la punta delle dita per aprir la scheda. Passa qualche minuto, ma la tv se ne sta distante dal fatto, ché non vuol mostrare gli dei indugiare sì lungamente sulla propria scelta. Sono noi, privilegiati, possiamo mostrare quanto accade nell’Olimpo, quest’oggi.
Il Corto estrae il Game Boy, gioca a FIFA 1840, in auge in famiglia da un sacco di generazioni, sbattendosene altamente della scheda, con auricolari incorporati. Il Milan vince il primo scudetto della sua storia, e il Corto esulta, sbavando alacremente sullo sgabello, fottendosi da birbante il buchetto per l’aria che sta sul lato nascosto della cabina; l’Appiccicaticcio ride leggendo l’ultimo Topolino, disegna baffi finti a Zio Paperone scherzando sulla somiglianza che costui nutre nei confronti del suo avversario, non vedendo le affinità che lui ha con Paperino, in effetti. L’Appiccicaticcio finisce la storia disneyana tutta d’un fiato e finisce per ingoiare interamente il giornalino, rigurgitandolo violentemente sulla scheda elettorale, già evidentemente compromessa. Chissene…
Passano i minuti, il Corto s’addormenta d’un sonno inquieto (in cui confessa i suoi sogni erotici con colui-che-vuol-togliere-una-legge-sana-e-giusta, ndr), e durante i suoi aurei sogni defeca sulla scheda elettorale, diventata indistinguibile da uno stercorario campagnolo. L’Appiccicaticcio (conosciuto anche come “L’Untuoso”) si morde la lingua a sangue, e vota il partito avverso, piangendo, con la propria rossa linfa. Lo stesso fa il Corto, utilizzando però il proprio seme color cacca-di-piccione.
Epilogo
Sorridenti, i due dei, acclamati dalla rediviva cronaca tv, se ne escono dalle quattro mura, dopo la sofferta decisione di non aver fiducia nella loro follia. I loro rispettivi voti, annullandosi, mostrano la malattia di un sistema offuscato dalle frottole, ma tutto ciò lo sappiamo solo noi, tutto ciò è retaggio dei “loschi” illuminati, tutto ciò non è tv, e perciò non conta.
Perché loro han capito una cosa ch’è triste: che quel che non appare in TV non esiste…

Piscia santa

marzo 27, 2008

Non basta
una pisciata pur santa
sulla testa d’un crociato.
Ecco la sentenza,
pluralismo totalista
che tocca liriche
di raffiche violente.
Eccitata la TV
ne fa brusii soavi,
intarsiate nel triste gioco
di chi s’ingioiella
di giudizio.

Ave ai giornali
che informano i fatti.

Ave alla conversione
di chi ha ben poco
(oltre allo stantio odore)
da cambiar di sé.

Pregiudizio.