I lupi

febbraio 7, 2009

C’è quella pioggia che intima ai lupi di rimanere nascosti nelle loro tane, al coperto, sicuri da questo bombardamento di umide gocce. E’ quella pioggia che tiene in sé qualche cosa di mistico, un mistero strano, fatto d’una comunicazione assolutamente inintelligibile. L’unico messaggio codificabile è quello che dice ai lupi di non uscire allo scoperto.
Non per un pericolo, in fin dei conti è acqua; ma proprio per via di questo misticismo indecifrabile, che fa da regola a se stesso. E i lupi obbediscono, celandosi nei loro antri, aspettando la fine della tempesta.
Il villaggio è al sicuro, i paesani lo sanno, nessuno stanotte sarà sbranato. Il mondo è un posto più sicuro, sotto la misteriosa pioggia. E così le luci soffuse che intonacano l’orizzonte su cui si stagliano le case del villaggio indugiano un po’ più a lungo, concedendosi qualche mezz’ora d’ulteriore veglia. Qualche nonno racconta nuovamente la storia davanti camino, ma stavolta mischiandoci elementi più piccanti, per intrattenere i bimbi qualche minuto in più, per vederne gli occhi sognanti ancora per un po’, senza dover affrettare la fine del racconto, come al solito.
Il mondo sembra facile, con queste regole. La pioggia fissa dei confini invalicabili, in quella che sarebbe stata forse una fredda notte. Ecco, la calda pioggia di confine, il limite invalicabile sul quale i pericoli sentono di doversi fermare, sul quale gli indifesi paesani sanno di poter indugiare. La pioggia che non salva vite, ma che le rasserena, almeno per una notte. Una serenità la cui provenienza è misteriosa, la cui forza deriva da non si sa quale elemento. Un elemento che sta tutto racchiuso in ognuna di quelle gocce che s’infrangono sui ciottoli, eppure intangibile, irriconoscibile, innominabile.
I ciottoli cantano i nomi silenziosi della natura, e danno il ritmo al sonno sereno dei perseguitati.
Il mondo è semplice, il mondo è equo, quando esistono dei limiti invalicabili.

Oggigiorno, non c’è pioggia che tenga. Il mondo non è più così semplice.
Attenti ai lupi, non rimarranno nascosti a lungo, nemmeno sotto questa pioggia battente, nemmeno sotto i colpi sferzanti di queste gocce maestose. Tra i vostri grattacieli si aggirano loschi figuri, i peli fradici ed ispidi, gli occhi vitrei e pronti a mentire quanto a fulminare. I lupi non conoscono confine alcuno, non hanno giurisdizione, si infiltrano in ogni anfratto delle vostre vite. Non c’è via di scampo, nessuna protezione.
I confini sono saltati, e anche la più devastante pioggia diventa una mera scocciatura per i lupi. Che non s’arrestano, che non si fermano. Che avanzano, inesorabili, allungando le loro zampe sui nostri bambini, azzannando, mordendo, strappando, lacerando, persuadendo. E’ l’evoluzione che li ha fatti adattare, ed essa li ha portati a diventar parte della pioggia stessa, così fradici e zuppi, indistinguibili dalle gocce stesse, come se piovessero lupi.
Il mondo è complicato, intricato, difficile. Non è più facile come un tempo riconoscere il cattivo.
Ma li vedrai, con sguardo attento, quei lupi. Li riconoscerai, discernendo bene ciò che vedi.
Non v’è più confine, non c’è più pioggia che tenga. Nessun limite, niente a separarti dal caos che aleggia là fuori. Le luci delle città, di queste immense città apparentemente più sicure d’ogni villaggio, si spengono in fretta, mal celando l’apprensione di ogni madre che rimbocca le coperte al proprio figlio; i suoni già di per sé ovattati, si smorzano fino a diventare tremanti sussurri, quelli di chi sa che i lupi sceglieranno una vittima a caso, quelli di chi sospetta d’aver già il lupo in casa, questa notte.
E, nella paura, non si racconteranno più storie davanti al camino.
Ci saranno solo occhi, affacciati alle finestre, che osservano insonni i movimenti nelle strade, in cerca dei lupi, dei loro respiri famelici, con pochi peli e con i pollici opponibili, adornati dei loro impermeabili, armi impenetrabili contro la pioggia. Avvolti nelle loro cravatte quanto nelle loro parole e nei loro rassicuranti sorrisi, i lupi sfideranno ogni notte il mistero della pioggia, non sapendo che essa attende, paziente, la notte in cui dividerà le loro strade da quelle della gente meritevole, ponendo nuovamente il confine invalicabile, quello tra la vita e la morte.
E chi va nella direzione migliore, tra il lupo e il paesano, solo la pioggia lo saprà.

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