Communist Daughter

gennaio 9, 2009

Hai unghie molto lunghe.
Hai capelli lisci, foltissimi.
Le unghie sono per scavare nella tua pelle, erodere le cime del tuo corpo per trovare giacenze sotterranee.
I capelli… solo per essere sparsi, inermi, al vento.
Tremeranno quei muri, te lo dico io. Metteremo al mondo una figlia con gli occhi dell’aceto e le labbra del grano, solo per vederla diventare ingrata e comunista, solo per vederla ergersi in tutta la propria fierezza di fronte alla guerra civile.
Con che coraggio mettere al mondo, a questo mondo infame, una creatura indifesa?
Avrà le unghie lunghe, come te.
Avrà la carica dei nostri geni a farla gridare sopra le teste dei capi di stato. Dolce Rebecca, col nome che si addice alla battaglia per la terra, alla lotta per la vita, alle schermaglie dell’amore onesto e ben contrattato.
Suoni la chitarra, per caso? Quelle unghie mi sanno di corde tese. Di note prigioniere, d’uno spartito.
Suono canzoni folk, ultimamente, dedicate a chi dimentica il secolo scorso, e mette al mondo figli senza sentirsi un po’ in colpa.
Vedi che a voler fare l’artista, prima o poi, si paga dazio?
Farò l’artista scavando le tue carni, con le mie stesse mani. Cercherò così a fondo da scovarti l’anima, fino ai sotterranei inferni del tuo ventre, che attendono riflussi chimici e scosse biologiche, come solo io posso dare.
Non c’è anima che tenga.
C’è una canzone, ricordo bene, di un gruppo folk statunitense dello scorso decennio. Ricordo.
Ricordi? Eppure c’è gente che dimentica persino l’atomica, che dimentica le calze per terra, che dimentica la follia.
Dimenticare, questa è la pecca che non insegnerò a nostra figlia.
Perché, si insegna, a dimenticare?
Ci puoi scommettere, siamo generazioni intere educate alla dimenticanza, all’esasperazione della memoria, alla condensazione dei neuroni. Talmente densi da farli deflagrare.
“Deflagrare”, mi ricorda il sesso.
Perché non “esplodere”?
Ho le unghie lunghe.
Scava.
Ora scavo, ma so che non troverò mai nulla di migliore della tua epidermide. Questa superficie, sulla quale si dispiega l’anima. All’interno… non mi interessa.
Scrivi, sulla mia pelle, prima che il mondo torni a bruciare.

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